Una barzelletta? Forse no. Ma “un esautorato, un tedesco e uno spagnolo” potrebbero davvero sembrare l’inizio di una storia surreale. In realtà sono i protagonisti assoluti della prima notte del Supercross MY 2026, disputata allo Stadium degli Angels. Una gara che, pur essendo solo l’atto inaugurale della stagione, ha già fornito indicazioni forti e tutt’altro che casuali.
Eli Tomac: orgoglio, esperienza e consistenza
Chi ha qualche primavera sulle spalle sapeva che Eli Tomac non sarebbe rimasto in silenzio. La sua vittoria non è stata figlia della freschezza fisica o di una superiorità tecnica schiacciante, bensì di orgoglio, esperienza e consistenza. Trenta secondi inflitti a Jorge Prado raccontano molto più di un semplice risultato: raccontano di un campione capace di compensare l’età con una gestione magistrale della gara.
La consistenza è il filo conduttore:
- del pilota, ancora tremendamente efficace;
- del team, navigato ma resiliente;
- di Roger De Coster, spesso messo sotto accusa ma sempre presente nei momenti chiave.
La stagione è appena iniziata, ma salvo infortuni, Tomac e la sua squadra saranno protagonisti fino a Salt Lake City.
Ken Roczen: l’ultimo vero antagonista
Con un braccio non al 100%, una moto senza avviamento elettrico, frizione a cavo e progetto tecnico datato, Ken Roczen è stato l’unico in grado di contenere Tomac. Due soli secondi di distacco reale, mai colmati ma sempre sotto controllo.
Parlare di velocità e tecnica per Roczen è quasi superfluo. Il vero limite resta il gap fisico dovuto al noto infortunio. Eppure la Suzuki RM-Z 450, la “Giallona”, continua a dimostrarsi una moto capace di esaltare i piloti: lo dimostra anche la rinascita di Jason Anderson, tornato competitivo dopo il passaggio dalla Kawasaki.
Jorge Prado: il coraggio di ricominciare
Si chiama coraggio. Jorge Prado lo ha dimostrato lasciando il Mondialcross da dominatore per affrontare l’America nella sua riserva di caccia. Dopo una stagione disastrosa e un ridimensionamento contrattuale, lo spagnolo ha scelto l’umiltà: premi legati ai risultati, allenamenti infiniti, ritorno a una struttura tecnica solida.
Il risultato?
- tempi eccellenti,
- heat combattute,
- holeshot,
- un podio che vale più dei punti.
Una sola notte non riscrive un anno difficile, ma il terzo posto dimostra che chi parlava di “nemesi sportiva” aveva visto male.
I fratelli Lawrence: aspettative e realtà
Serata opaca per Hunter Lawrence, autore di una prestazione nella media. Il quinto posto non preoccupa quanto il gap cronico al giro, che ha generato uno strappo finale importante.
Gli investimenti su Jett e Hunter Lawrence sono stati ingenti, ma i risultati recenti non stanno rispettando le aspettative. È solo la prima gara, certo, ma per chi rappresenta il blasone Honda, quanto visto non può bastare.
Sexton e Webb: partenze in salita
Deludente l’esordio di Chase Sexton. Dopo l’addio a KTM e una offseason spesa a elogiare il nuovo telaio, la realtà è stata un main event anonimo, con cronometri poco incoraggianti. A poche ore dalla fine gara, lo stesso Sexton ha ammesso la necessità di importanti affinamenti ciclistici.
Situazione simile per Cooper Webb e Yamaha: scelta forzata del MY 2025 per maggiore confidenza, rimonta di carattere ma solo un piazzamento ai margini della top five.
Ducati debutta: Ferrandis convince
Esordio ufficiale per Ducati nel Supercross. Dylan Ferrandis ha sorpreso positivamente: buon ritmo iniziale, equilibrio ciclistico e motoristico evidente della Desmo450 MX. Il calo fisico finale lo ha portato al nono posto, ma il debutto resta molto incoraggiante.
Brividi invece per Justin Barcia, protagonista di una caduta violenta nelle fasi iniziali della gara, che ha gelato il pubblico presente.
Conclusione
Il Supercross 2026 è partito con un messaggio chiaro: l’esperienza conta ancora. Tomac domina, Roczen resiste, Prado risponde presente. Dietro, molti big dovranno lavorare duramente già da San Diego. La stagione è lunga, ma le prime gerarchie iniziano a delinearsi.
