Una nuova inchiesta internazionale sta facendo discutere il mondo delle due ruote. Al centro della vicenda ci sono alcune moto enduro KTM, insieme a modelli dei marchi Husqvarna e GASGAS, accusati di essere venduti in configurazioni differenti rispetto a quelle utilizzate per ottenere l’omologazione stradale europea.
L’indagine, coordinata dall’organizzazione Climate Whistleblowers e supportata da diverse testate europee, sostiene che alcune moto verrebbero omologate con limitazioni elettroniche e meccaniche necessarie per rispettare le normative Euro 5 ed Euro 5+, per poi essere riportate a una configurazione più performante attraverso interventi effettuati dai concessionari autorizzati. Secondo i giornalisti coinvolti nell’inchiesta, tali modifiche comporterebbero un aumento significativo delle emissioni e del rumore rispetto ai valori dichiarati durante le procedure di omologazione.
I test effettuati dall’International Council on Clean Transportation (ICCT) e dall’Università di Praga avrebbero evidenziato emissioni di monossido di carbonio fino a venti volte superiori rispetto ai limiti previsti e livelli di rumore nettamente più elevati. Alcuni concessionari, contattati sotto copertura dai giornalisti, avrebbero confermato la pratica dello ‘sblocco’ delle moto dopo l’arrivo nei punti vendita.
KTM ha respinto con fermezza tutte le accuse. In una nota ufficiale, il costruttore austriaco ha dichiarato che tutte le moto vengono consegnate ai concessionari esclusivamente in configurazione omologata e conforme alle normative europee. Secondo l’azienda, eventuali trasformazioni per uso racing vengono effettuate solo successivamente, su richiesta del cliente, con la consapevolezza che tali modifiche fanno decadere l’omologazione per l’utilizzo stradale.
La vicenda ha inevitabilmente richiamato alla memoria il Dieselgate che coinvolse il settore automobilistico, anche se gli esperti sottolineano che si tratta di situazioni differenti. Nel caso KTM, infatti, le contestazioni riguardano presunte modifiche effettuate dopo il processo di omologazione e non software installati direttamente in fabbrica per alterare i test ufficiali.
Nel frattempo alcune autorità europee e organismi nazionali avrebbero già avviato verifiche preliminari per comprendere l’effettiva portata del fenomeno e valutare eventuali responsabilità. Al momento non risultano decisioni ufficiali o sanzioni nei confronti del gruppo KTM, ma l’inchiesta continua a far discutere appassionati, addetti ai lavori e istituzioni.

